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Certi valori, certi concetti, appartengono alla Vita, nel proprio svolgersi giorno dopo giorno. Dunque, a conseguenza e per conseguenza, certi valori e certi concetti maturano indipendentemente dalle singole volontà.
Diciamola anche così: maturano spontaneamente e per condizioni proprie. Per esempio, limitandoci a ciò che conosciamo della nostra pur breve Storia della fotografia, nella prima metà dell’Ottocento diversi ricercatori e scienziati lavorarono alla medesima idea, quella di fissare e rendere stabili le immagini proiettate dai sistemi ottici della camera obscura. Senza conoscersi l’un l’altro, e senza sapere nulla degli altri, in Francia e in Inghilterra, soprattutto, agirono personaggi che, incredibile a dirsi, arrivarono alle medesime conclusioni. Per quanto la nascita della Fotografia sia ufficialmente attribuita alla sequenza di annunci pubblici che l’astronomo Dominique François Jean Arago (1786-1853) organizzò all’Accademia delle Scienze di Parigi per il proprio protetto Luis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851), al giorno d’oggi non possiamo sottovalutare, né ignorare, gli studi di Hippolyte Bayard (1801-1887) e dell’inglese William Henry Fox Talbot (1800-1877): tanto più che l’idea del processo positivo-negativo, non in copia unica ma in moltiplicazione sostanzialmente infinita, si deve proprio a loro, più che al daguerrotipo (o dagherrotipo, a scelta), la cui tecnica si è presto esaurita in se stessa.
Questo lungo preambolo, a sostegno di quell’ipotesi secondo la quale le idee corrono prima nell’aria che nelle menti, e per questo colpiscono simultaneamente più persone, magari sconosciute tra loro, lo intendiamo come relax, prima di affrontare l’essenza delle considerazioni odierne, che sollecitano l’attenzione su un solido concetto, soltanto apparentemente virtuale ed etereo. Il Tempo (la maiuscola è volontaria: nobilita l’idea e le dà spessore) è oggigiorno un’ipotesi tangibile, concreta e discriminante. Al solito, parliamone, facendoci aiutare da quell’ipotesi di giornalismo che sostiene queste note periodiche. In effetti, il giornalismo presuppone una conoscenza e competenza capace di collegare tra loro avvenimenti e manifestazioni originariamente indipendenti, tanto da non essere ufficialmente assimilabili. Soltanto la manifestazione pura e trasparente del giornalismo li può collegare per quanto di omogeneo questi (avvenimenti e manifestazioni originariamente indipendenti) hanno in comune.
Senza coordinare, né accordare, la propria comunicazione, negli ultimi mesi, molte tecnologie e altrettanti servizi vengono presentati riferendosi al minimo comune denominatore del “Tempo”: eccoci! Alla maniera dei ricercatori della Fotografia della prima metà dell’Ottocento, ai quali ci siamo riferiti, anche i comunicatori dei primi anni del Duemila stanno percorrendo un territorio comune, tanto da sollecitare la nostra attenzione professionale: di noi operatori della fotografia, chiamati direttamente in causa.
Tra le pubblicità trasmesse in televisione, un servizio di pagamenti a distanza vanta di “volere i tuoi soldi, ma non il tuo tempo”. E il Tempo, ritorna in altre comunicazioni del nostro mondo. In particolare è esplicitamente richiamato, oppure implicitamente inteso. Per esempio, lo è quando un apparecchio digitale vanta la propria semplicità di uso e connessione in Rete: per la trasmissione a distanza di immagini ed emozioni. Diamine, così dicendo, Nikon (alla quale ci riferiamo esplicitamente) chiede al proprio pubblico potenziale qualcosa di più e diverso dei soli soldi di acquisto/vendita della propria Coolpix 775 (alla quale ci riferiamo esplicitamente). Chiede al proprio pubblico potenziale di dedicare anche Tempo al proprio hobby… oltre lo stretto consueto.
Lo stesso pubblico potenziale è bombardato da altre richieste di Tempo: per consumare le videocassette allegate ai periodici in edicola, per collegarsi ai www. di turno, per guardare lo sport e i film raggiungibili attraverso i decoder ormai universali, per…! Ma questo Tempo privato quanto dura? Chi può regalarci, oppure venderci, giornate più lunghe delle canoniche ventiquattro ore? Incredibile: la fotografia può farlo. Non regala Tempo da consumare davanti alla televisione o al monitor del computer, ma offre Tempo che arricchisce il proprio cuore, la propria mente, i propri sentimenti. Eccolo qui il concetto (vincente?) della fotografia che supera l’usura degli anni e che si arricchisce di questa. Quando vendiamo una macchina fotografica, qualsiasi questa sia, a qualsiasi tecnologia debba le proprie prestazioni, ciascuno di noi deve essere cosciente e consapevole di “spacciare” emozioni, sensazioni, sogni, misteri presto svelati.
Nell’annoso dibattito commerciale, in troppe occasioni ci siamo fatti condurre fuori strada dalle concorrenze di altri hobby (solitamente da consumare passivamente: per esempio l’ascolto della musica), ci siamo dibattuti su valori secondari, perdendo di vista il Valore principale del nostro mercato: quello di offrire e concedere Tempo e Ricordo ai propri clienti. Sono ottimista, quando penso che tutto ciò non abbia prezzo. E forse sono ancora ottimista, quando penso che la possibilità di dialogo con il nostro pubblico, nell’armonia dei nostri negozi (tanto diversi dalla Grande Distribuzione, che può parlare soltanto in termini di soldi), possa essere in qualche modo vincente. Diamine: noi diamo valore e spessore al Tempo. Se ci pare poco. Se ci pare non abbastanza. Se non è un Valore Aggiunto. Allora vendiamo pure per il Prezzo. Ma il Tempo, è tutt’altra questione.
Maurizio Rebuzzini |